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Scalogno

La sua coltivazione è nota da almeno 3000 anni ed era già in uso presso i popoli romani. Secondo alcuni studiosi, lo scalogno sarebbe stato portato in Europa dai popoli che migrarono dal Medio Oriente.

Dello scalogno esistono due tipologie, fra cui quella a bulbo piccolo è la più pregiata.

La produzione dello scalogno di Romagna ha ottenuto il riconoscimento IGP.

Lo scalogno è caratterizzato dalla presenza di sostanze specifiche derivanti dallo zolfo responsabili del suo odore caratteristico, del suo sapore ricercato e delle sue diverse proprietà salutari.

Preferibilmente si conserva fuori dal frigorifero, in un ambiente buio, fresco e asciutto (l’ideale sarebbe una cantina), mentre una volta tagliato va conservato avvolto nella pellicola per alimenti, in frigorifero, dove può rimanere al massimo per una settimana. Un altro metodo di conservazione è quello di porlo in un contenitore, sbucciato e coperto con olio d’oliva, il quale ne assorbirà il sapore e potrà a sua volta essere usato per cucinare.

Usato prevalentemente per dare ai piatti un tocco raffinato in sostituzione di cipolla o aglio, è ottimo nelle insalate o per accompagnare la carne e il pesce cotto alla griglia. Noi qui però ve lo proponiamo come ingrediente base per un’ottima salsa di aceto balsamico e alloro, per la quale è sufficiente sbucciare lo scalogno e tagliarlo a rondelle, e rosolarlo in un po’ di olio d’oliva con aceto balsamico, vino, alloro e pepe in grani. Cuocete infine il tutto a fuoco lento, finché lo scalogno non avrà la consistenza di una crema. Buono a sapersi, no?

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